La Cecenia, fa ufficialmente parte integrante della Federazione Russa, si estende sulle pendici settentrionali della catena montuosa del Caucaso, digradando verso nord in altipiani e pianure. Confina a sud con la Georgia, a est e a nord con la regione russa del Daghestan, a nord-ovest con la regione di Stavropol e a ovest con la regione dell’Inguscezia.
È importante analizzare la situazione attuale di questo paese. Le persone (compreso me prima di fare questo articolo) non sanno cosa sta attualmente accadendo da svariati anni in Cecenia. La situazione è molto grave. Prima però dobbiamo tornare indietro di qualche anno e capire le cause di tutto quello che sta succedendo. Possiamo dire che i ceceni combattono per la propria indipendenza da circa il 1800. Infatti dopo anni di resistenza, la Cecenia nel 1859 viene annessa all’impero zarista. Poi, sempre dopo varie opposizioni di resistenza armata, nel 1921, la Cecenia viene aggregata all’Unione Sovietica. Dopo che cadde quest’ultima, si creò un movimento indipendentista che si contrappose alla Russia, la quale non era disposta a riconoscere la secessione della Cecenia. Nel 1991 il presidente della Cecenia dichiarò l’indipendenza.
La Russia, all’inizio, non da importanza a questo fatto, ma lo farà in seguito. Infatti le cose cambiarono quando, nel settembre 1994, le compagnie petrolifere occidentali firmarono con il governo dell'Azerbaijan un contratto storico da 7,5 miliardi di dollari per lo sfruttamento del petrolio del Mar Caspio. Questo accordo, definito dagli esperti "il contratto del secolo", prevdeva la costruzione di oleodotti che trasportano il petrolio caspico dalle coste azere (Baku) ai mercati occidentali lungo due vie: verso il porto di Supsa, sulla costa gerogiana del Mar Nero, e verso quello di Ceyhan, sulla costa turca del Mediterraneo. La Russia, avendo paura di essere tagliata fuori dal commercio del petrolio, decide di costruire un oleodotto che dovesse passare appunto per la Cecenia. Cosi la Russia, spinta dalla “passione” per gli interessi (come di norma per i paesi sviluppati) avvia la prima guerra cecene inviando 40.000 uomini in missione.
Le cittadine cecene vennero bombardate e ci furono molte vittime. Gli indipendentisti però, si dimostrarono molto abili in guerra, mettendo molto in difficoltà e infliggendo gravi sconfitte alle truppe russe. Nel 1997, la Russia, pur di avere l’oleodotto scende a patti con la Cecenia. Ma presto, il 1° Ottobre 1999, le truppe russe invadono nuovamente la Cecenia generando la seconda guerra cecena. Una delle cause più accreditate allo scoppio della seconda guerra fu quello che Putin volendosi accreditare l’opinione pubblica aveva fatto reinvadere la Cecenia. In questo periodo ci sono vari attentati a Mosca che poi si scoprirà che sotto (come al solito) non c’erano i ribelli ceceni, ma la Fsb (l’ex Kgb) per diffondere il sentimento anti-ceceno al popolo russo. La seconda guerra è più dura della prima. I soldati russi commettono violenze, attacchi indiscriminati contro i civili, saccheggi, arresti di massa ecc ecc… Cosi, dopo che i russi riescono a riprendere la capitale cecenia (Grozny) instaurano un governo filo-russo.
Putin, dopo l’11 Settembre 2001, non si lascia sfuggire l’occasione di continuare a sopprimere la Cecenia con la scusa che gli indipendentisti avessero finanziamenti da Osama Bin Laden. Ma con Bin Laden la Cecenia non c’entra molto… La guerra cecena non è una guerra religiosa. Per dimostrare quanto Putin non vuole avere un accordo di pace, informo di quanto è accaduto della morte di Mashkadov, il leader ceceno di pochi anni fa. Mashkadov si distaccava dalle azioni terroristiche e violente, diversamente da Basayev, capo della guerriglia. Lui cercava di arrivare ad accordi pacificamente. Nel 2003 Mashkadov aveva proposto un piano che prevedeva l'intervento dell'Onu, che avrebbe amministrato la Cecenia per un periodo non molto breve, fino alle libere elezioni. Il piano ricevette il sostegno del Parlamento europeo, ma Putin rifiutò sempre ogni dialogo. Ma non è finita.
A febbraio 2005 Maskhadov ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale ribadendo la sua volontà di aprire un dialogo con il Cremlino, spinto anche da pressioni internazionali.
La risposta di Putin è stata drastica: l’8 marzo 2005 le forze speciali russe hanno individuato e ucciso Maskhadov, eliminando l’unico leader ceceno che cercava un dialogo.
Questo credo che sia l’espediente più significativo, che possa riassumere un po’ tutto.
Per dare un idea del cenocidio circa 250 mila ceceni sono stati uccisi dal 1994 ad oggi, vale a dire un quarto della popolazione originaria della repubblica. Migliaia di civili (almeno 3 mila secondo le organizzazioni di difesa dei diritti umani) sono spariti nel nulla dopo essere stati arrestati dalle forze di sicurezza russe e rinchiusi nei cosiddetti “campi di filtraggio”, centri di detenzione e tortura dai quali esce solo chi paga ai militari russi pesanti riscatti. Si calcola che dal 1994 al 2002 oltre 80 mila ceceni sono passati in questi campi. Secondo le ultime stime ufficiali fornite dal Cremlino, sono 5.300 i soldati russi morti nella seconda guerra cecena (dall’ottobre 1999 a oggi), ma secondo i Comitati delle madri dei soldati russi la cifra supera invece i 13 mila (25 mila contando i caduti della prima guerra).
E di tutto questo non si sa niente.
Questa guerra è ignorata dai media da molti anni, ed è davvero una vergogna come ormai tutto quello legato alle guerre di questo tipo, ormai praticamente tutte.
I paesi ricchi, e si sa da molto tempo, puntano solo ai profitti. La loro arma più micidiale è la guerra, che però va a discapito dei paesi più poveri. I fatti della Cecenia dimostrano due aspetti negativi: il primo è la passione che i paesi sviluppati hanno per gli interessi, e la seconda è la precarietà e la corruzione dell’informazione d’oggi.
Francesco Palombi
