Charlot

 

"Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all'odio e al terrore (...) è paradossale che nell'elaborazione d'una comica la tragedia stimoli il senso del ridicolo; perchè il ridicolo, immagino, è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire".

Queste furono le parole dette dal celebre Charlie Chaplin durante il suo discorso, tenuto nel 1972,per la vincita del Premio Oscar alla carriera per il grande contributo dato alla

trasformazione del cinema nell'arte del nostro secolo. Nato il 16 aprile del 1889,in un quartiere povero di Londra, il piccolo Charlie si distinse, già alla tenera età di 5 anni, per la sua singolare disinvoltura sul                              palcoscenico. Infatti, durante uno spettacolo al teatro di "Aldershot", dove si esibiva la madre Hannah, che presa da una crisi nervosa fuggì, Charlie calcò egregiamente le scene per la sua prima volta, deliziando il pubblico, con le sue straordinarie doti canore, intonando la famosa canzone popolare "Jack Jones". Da quel giorno la sua vita subì un radicale cambiamento: dal semplice ragazzo londinese si trasformò nell'uomo che divenne l'unico genio che il cinema abbia mai prodotto! Nel 1914, la sua carriera raggiunse l'apice quando nacque la maschera di "Charlot", in un modo del tutto fortuito. Indimenticabili la sua bombetta troppo stretta

accompagnata da quelle scarpe troppo grandi, che rappresentano lo sforzo accanito di apparire dignitoso e poi quell'accostamento, magico e comico allo stesso tempo, dei pantaloni larghi, della giacca avvitata e del bastone che donano al frizzante personaggio quel tocco di sottile eccentricità e rivelano il desiderio di assumere un'aria galante, ardita e disinvolta. E come non citare i suoi baffetti che, secondo lui, l'avrebbero invecchiato senza nascondere la sua espressione ed inoltre rappresentavano la sua vanità.

Per comprendere più a fondo il personaggio di Charlot è necessario ricordare la triste infanzia di Chaplin caratterizzata dalla miseria: padre e madre artisti falliti; due anni trascorsi all'orfanotrofio con il fratello maggiore, per poi

cimentarsi nei lavori più umili, vivendo come attore di teatro,fino alla svolta del cinema con l'invenzione di Charlot. Personaggio maldestro che combina sempre guai, attraverso lui Chaplin attaccherà a fondo le convenzioni ,polemizzando contro la società nei suoi molteplici aspetti. Il costume venne inaugurato nel 1914 con due film:"La strana avventura di Mabel"e "Charlot si distingue". Charlot è un vagabondo, non necessariamente buono, però simpatico,che in diverse situazioni si trova a scontrarsi con le ferree leggi morali e civili della società. Così accade in "luci della città", quando la fioraia, che ormai ha riacquistato la vista, si mette a ridere di fronte al vagabondo, per poi rimanere sbigottita nel

momento del riconoscimento.

Troviamo una situazione analoga in "Tempi moderni", dove viene aspramente criticata la subordi- nazione dell'uomo alla macchina; temi scottanti, molto sentiti, sempre filtrati attraverso l'umorismo, in particolare la gag,una trovata comica improvvisa che sbalordisce il pubblico. Umorismo e sentimento, dimensione romantica e patetica, comicità e tragicità rendono unico un personaggio come Charlot, aristocratico e poetico, sempre solo ma generoso, schiacciato da un mondo ingiusto e crudele ed eternamente perseguitato dal destino.

 

 

Lucarelli Valeria 4G &

Sorrentino Chiara 4G