Jim Morrison, la leggenda
Il 3 giugno 1971 fu trovato il
corpo di Jim Morrison senza vita nella vasca da bagno della sua casa a Parigi.
Alcuni dicono sia morto per overdose, i medici invece sostengono per un attacco
cardiaco, altri ancora affermano perfino
che
non sia morto quel giorno. Aveva 27 anni. Ricorderemo Jim non solo come il
grande cantante dei Doors, il suo gruppo, ma anche come un grande poeta.
Ricordiamo alcune parole dello “sciamano”:
“Quello di “libertà” è un concetto vasto e articolato, ma la vera libertà è quella di poter essere se stessi. Si è abituati a parteggiare con la realtà sociale per trovare un ruolo, una definizione – se si rinuncia al proprio sentire, al proprio autentico essere, si ottiene in cambio una maschera da indossare e da esibire e dietro la quale celarsi…”
“Si arriva persino ad amare la propria finzione, perché si cresce appiccicati alla propria maschera – e si finiscono insomma per amare anche le proprie catene, dimenticando chi si è in realtà. Del resto, la società considera un primario valore l’autocontrollo, l’autorepressione, e si vanta di aver superato istinti e impulsi naturali…”
“La nostra cultura occidentale disprezza le “culture primitive”, ma quei popoli vivono in armonia con la terra, le foreste e gli animali. Essi non costruiscono strumenti di guerra, non distruggono la natura…La nostra società è malata, gravemente malata, e il progresso nasconde questa drammatica verità…

Alcuni consideravano e considerano Jim Morrison un drogato, un ubriacone, altri un poeta, uno sciamano…
È vero che si drogava e beveva, ma è anche vero che con le sue parole è riuscito ad incantare il Mondo.
Una delle sue canzoni più famose e che reputo più significativa è“The end”. Il testo di questa canzone è molto inteso e contiene varie immagini enigmatiche non facilmente decifrabili. Include anche un riferimento alla famosa tragedia greca di Edipo. Questa canzone racchiude un miscuglio di varie emozioni misteriose che si legano insieme, Undici minuti in cui l’animo viene coinvolto in un viaggio, il viaggio della “fine”. Nelle sue canzoni, infatti, riesce a risvegliare i sentimenti umani, come può farlo una poesia.
Seppe unire la musica alla poesia…
Fu l’immagine ribelle degli anni ’60 che ancora oggi ricordiamo come un grande uomo che scrisse una parte della storia della musica.
-Francesco Palombi-