
Il fine della guerra è da sempre lo sradicamento di una civiltà, i suoi usi, costumi…la vita stessa. Si è sempre preferito iniziare dalla luce di una nazione:i bambini, luce fin troppo abbagliante per il nemico, quasi accecante.
La soluzione è tuttavia abbastanza semplice…“pappagalli verdi” per tutti!
Poi si procede con la seconda cosa da distruggere in ordine di importanza: il pensiero. Non.. dobbiamo.. capire..
Si iniziano così a sopprimere biblioteche, piazze, monumenti, vale a dire la coscienza storica di un popolo.
L’impresa però non sempre va in porto e il patrimonio dell’umanità combatte, resiste… ma il problema basilare è che pochi conoscono tale patrimonio. Dunque come si può sapere cosa è stato dissipato se non sappiamo neppure che prima esisteva qualcosa di importante, di bello ancora eretto sulla pietra della memoria?Viaggiando….scalando, navigando,percorrendo. La Serbia potrà essere una meta suggestiva .
Poco distante dalla città vecchia di Ras, a 300km a sud di Belgrado, si erge ai piedi di una collina il monastero di Sopocani, solitario. La prima impressione è quella di credere fermamente che stia assaporando il silenzio, il normale procedere della natura dopo troppo rumore. Fu fatto costruire nel 1260 circa da re Uros I, ha subito gravi danneggiamenti nel 1689, è stato addirittura abbandonato nel XVIII sec. fino alla recente restaurazione. La chiesa che lo compone(chiesa della Santissima Trinità) è in stile romanico ma ciò che più colpisce è la serie di archetti decorativi e le piccole bifore che si susseguono lungo la gronda del tetto. L’exploit del meraviglioso si ha però all’interno, dove di scorgono degli affreschi del XIII sec, considerati una delle più pregevoli opere dell’arte bizantina. Diversi artisti anonimi lavorarono alla loro realizzazione su uno sfondo dorato e ocra, elemento che ci fa quasi sentire accerchiati da un irruzione di luce. Essi infatti stupiscono ancora per il loro elevato valore artistico.
Ammirando tali capolavori non ci si può non chiedere quale sia stata la formula per il conseguimento di una simile perfezione in un luogo così remoto e isolato, e quali vette avrebbe raggiunto l’arte serba se non si fosse verificata l’invasione turca…frenata in partenza, un bambino mai nato…Gli affreschi sono di un’eleganza espressiva senza pari nella pittura bizantina dell’epoca e ritraggono temi abbastanza inconsueti nell’iconografia serba:la Storia di San Giuseppe, la Genealogia di Cristo e il Giudizio Universale.
Esiste inoltre un altro monastero che rappresenta il capolavoro dell’arte bizantina in Serbia:il Monastero di Studenica. Esso fu il centro culturale e spirituale del paese per tutto il Medioevo e custodisce pitture murali di eccezionale prestigio,che hanno influenzato tutta l’arte europea, compresi i pittori del Trecento italiano. Siamo così estremamente simili. Basta recarsi a Ravenna per riuscire a cogliere come le culture si intersechino in un unico punto centrale. La differenziazione è costituita da sfumature dalle quali poi nasce l’incongruo, non il diverso…non riesco a non farmi trasportare dagli splendori di San Vitale. Questa chiesa è il più importante monumento di Ravenna, la costruzione in cui è più esplicita l’influenza dell’arte bizantina. Gli affreschi interni presentano soggetti simbolici e narrativi(le offerte a Dio di Abele e Melchisedec, la cena di Abramo e il sacrificio di Isacco)all’interno delle quali si intrecciano i due grandi riquadri con gli imperatori Giustiniano e Teodora che, accompagnati dal loro seguito, recano le offerte per la consacrazione della chiesa. Non lontano dalla chiesa di San Vitale si erge il mausoleo di Galla Placida, figlia dell’imperatore Tedosio I. L’interno del mausoleo è decorato da ricchi marmi e mosaici di soggetto cristiano(i più antichi di tutta Ravenna) sui quali si scorge la sublime visione della luce che penetra attraverso pannelli di alabastro. Il complesso è dominato da una croce latina color oro, circondata da una lunga successione di stelle anch’esse dorate, che si frastaglia su un fondo azzurro sul quale spiccano i simboli dei quattro Evangelisti. Sulla porta viene raffigurato Dio, che spicca come il Buon Pastore, inseriti con il suo gregge in un paese idilliaco.
Idilliaca come la scoperta che le affinità esistono con qualunque cultura e con qualsiasi stato, anche con un paese molto remoto e poco considerato; e ci si può render conto di ciò solo con il viaggio. Un viaggio virtuale che ci fa percorrere sentieri angusti, attraversare paludi ma che ci conduce sempre e comunque ad una visione indimenticabile. Tutto ciò sperando che il “secolo della follia e dell’auto distruzione” non riprenda a vigere.....
A cura di:
Greta Dell’Anna