Ma la sindrome del Cirano persiste?
La figura di un uomo colto, impavido, romantico ma brutto, persiste?
È il caso del povero Cirano, amante perso della cugina Rossana (una volta queste cose erano possibili) ma con un orrendo cruccio in faccia, aveva un naso orrendo. Ma lui era un cadetto di Guasconia, uno spadaccino provetto, arringatore nei teatri, e tenerissimo amante e poeta. È possibile che tutte queste grandi qualità siano state soppresse da un’unica qualità negativa? Ebbene sì, poiché, a causa di istinti primari, l’uomo tende a guardare solo quello che è l’aspetto esterno di una persona. Capite allora perché il povero Cirano non aveva alcuna speranza. Io invece ritengo che questo sia un gravissimo errore, perché andando ad analizzare scrupolosamente la situazione, vedremo che i due concorrenti Cirano e Cristiano esporranno diversamente il concetto della parola “amore” alla bella Rossana. Per Cristiano l’amore per Rossana era una semplice e piacevole “scappatella”, senza tener conto del vero amore che Rossana va cercando e che quella “storia” inevitabilmente durerà poco, in quanto il loro amore si basa su dei principi astratti come la bellezza esteriore, che va e viene da un momento all’altro. Per Cirano, invece, l’amore è una cosa nascosta, profonda, segreta, da far arrivare a quel balcone con le parole più effimere e delicate possibili, in modo che il vento le possa portare senza alcun sforzo. Il suo amore per Rossana era diverso, anzi completamente opposto. Cirano basava il suo amore su dei principi ferrei ed inestinguibili, che ci caratterizzano personalmente e singolarmente: la bellezza interiore. Per quella non devi farti il “peeling” tutti i giorni o non mangiare troppa cioccolata. Quella bellezza è come un giardino immenso di rose che va innaffiato regolarmente con dell’acqua fresca come la cultura, la conoscenza, la virtù. Allora quel giardino non appassirà mai. Però se una cosa definibile immortale fosse così evidente allora sarebbe troppo facile, forse il mito di Cirano non esisterebbe neanche. In realtà questa magnifica bellezza si può manifestare, ma per tirarla fuori, lo sforzo è sovrumano ed alcune volte va addirittura contro la propria volontà.
In quello, Cirano fu un disastro totale, d’altronde come si può esprimere un’idea che va contro i propri principi ed i principi di un uomo fiero ed orgoglioso come Cirano? La risposta è facile, quell’idea non verrà mai espressa.
Io mi sento un po’ come Cirano, un corteggiatore di una “Rossana” che già so che non sarà mia, tutti i giorni, tutte le ore. E le scrivo lettere, le canto poesie, le suono una melodia leggera e udibile, ma lei non capisce che è Cirano che l’ama veramente, non il Cristiano di turno. Mi sto commuovendo, forse sono andato veramente oltre il limite, forse ho suonato troppi “Notturni” di Chopin, forse ho esagerato, dovevo lasciare perdere tutto. Ma quando questo accadrà, forse la starò guardando in faccia per l’ultimo istante, con pensieri continui, frasi famose, cantichi di commedie, che vagano per la testa come un gregge alla deriva, ma l’unica che prevale e riesce a trovare la strada giusta è: “sciocco, ingenuo, illuso, guarda come ti sei ridotto, guarda che strazio, la pena che dovrai patire, tutto solo per una “Rossana” qualunque, ma anche se non l’ha capito, ne è sempre valsa la pena…” Poi ritorno in me, sorpreso, e mi accorgo solo che stavo suonando il “Notturno” n.2 in Mib maggiore. Rimane solo un dubbio che mi assilla: “ riuscirò io ad avere successo laddove Cirano ha fallito?” L’unica soluzione a cui riesco ad arrivare è che sbagliando s’impara, e quindi decido di suonare di nuovo questo gran “Notturno”, ma questa volta correggendo l’errore “Ciraniano”. E in qualche modo sono curioso di vedere la meta di questo nuovo viaggio, ma non faccio in tempo a rifletterci che già rivedo Cirano davanti a me, sotto il suono di un sib a vuoto.
Augusto Palmieri IV G