Mozart: un dono per l’umanità

La sua musica magica ha dato a noi la possibilità di vedere la vita

 con gli occhi di un bambino gioioso.


 

 

Auguri Wolfgang! È questa la frase che papà Leopold diceva al suo bambino il giorno del suo compleanno, tra una nota e l’altra. Ebbene sì, perché Wolfgang sarà anche stato un bambino dal talento formidabile, ma la sua infanzia certamente è stata infelice, in quanto mutilata di quella parte di spensieratezza e di gioco maldestro, che tutti i bambini del mondo hanno diritto a vivere. Il padre gli fece da maestro da quando Mozart era piccolissimo, pensate aveva soli 3 anni. Gli insegnò a leggere la musica e a riconoscere le note, tanto che il suo primo alfabeto non fu quello tedesco, ma quello musicale. Inoltre il padre osservava lo sviluppo del talento del figlio, e ne rimase fortemente impressionato, tanto che decise di portarlo alle corti reali alla sola età di 6 anni.

Qui Mozart veniva annunciato come “il bambino” prodigio, ed i sovrani restavano stupiti dalle capacità di suonare e di capire la musica che aveva quel piccolo. Alcune volte gli proponevano una melodia e lui, dopo averla ascoltata una sola volta, sapeva riprodurla esattamente. Aveva un orecchio infallibile, meglio noto come orecchio assoluto, riconosceva le note prodotte da qualsiasi strumento, a distanza anche elevate.

La sua fama fu quindi inevitabile. Le voci si sparsero di corte in corte, e tutti volevano sentire il “bambino prodigio”. Così Mozart girò molte delle corti di Europa e, durante i lunghi viaggi per spostarsi, componeva i suoi primi pezzi.

Ma conducendo una vita del genere Mozart non ebbe mai il tempo di “crescere”, di andare a scuola con i coetanei, di fare esperienza nella vita. Per lui la vita era lo sfarzo che vedeva nelle corti, la felicità singolare e segreta che gli “sussurrava” la musica. E ci dimostrò tutto questo nelle sue composizioni.  Tutte quante ci mostrano l’immagine della vita vista da lui: la musica brillante, quasi divertente, che immediatamente infonde felicità nei nostri cuori. Con ogni sua composizione, lui ci dà la possibilità di vedere quello che lui vedeva, di pensare quello che lui pensava, l’armonia e la bellezza della vita, attraverso il suono della musica. Nella sua musica c’è la felicità e la spensieratezza che ha un bambino quando gioca con gli amici o con i pupazzi. Per lui la musica era un gioco, il suo piccolo momento privato di sfogo e di libertà, di un  infanzia che però nel tempo si tramutò in una sorta di gabbia dorata, ove l’adolescente prima e l’adulto poi ne rimasero per sempre intrappolati. Infatti, Wolfgang non riuscì mai a diventare l’adulto maturo e responsabile che il padre voleva che fosse. Quello che avrebbe saputo riconoscere i limiti che gli vengono imposti dal mondo e con gli stessi stabilirne un equilibrio di vita. La sua infantilità, che gli ha ispirato molte opere di rara bellezza melodica, pian piano si tramutò nella sua vulnerabilità più grave, non riuscendo più a gestire nel tempo, con razionalità,  sia le sue energie sia i suoi guadagni. Il suo lato infantile lo portò a disconoscere i limiti di qualsiasi cosa. Nella musica lo portò a comporre inedite opere liriche e ad aprirsi e a dare sfogo compiuto ai suoi sentimenti, all’amore, alla passione, alla tristezza. Opere uniche, singolari per l’emozione che suscitano, frutto di un vero e autentico genio. Composizioni che ci danno la possibilità di fermarci per un istante e di rivivere la gioia di quando noi eravamo bambini, di sorridere pensando a quei tempi: è un regalo impagabile. Mozart riesce a rendere tutto ciò vero: lui ci dà la possibilità di tornare bambini nei nostri cuori. Qualsiasi cosa elaborata da lui è descritta con occhi infantili, non con occhi oggettivi dei più adulti. Lui, come un bambino, non vede l’essenza, ma la forma, il colore delle cose del nostro mondo, e utilizza superbamente le note per descriverle. Purtroppo, il suo mancato equilibrio da adulto, con il resto delle cose del mondo, lo ha portato ad una morte prematura, seppellito, infine, in una fossa comune.

Bellezza e orrore, le due facce della stessa medaglia: questo è la vita di Mozart. L’ennesimo mistero della natura, come quei fiori che sbocciano in un tripudio di colori ed emanano un profumo raro e intenso, che ci rallegrano e ci incantano come per magia, ma che sono destinati a durare soltanto una notte. Tutto ciò crea delle forti riflessioni,  su quella che doveva essere la sua lacerata personalità. Quella di un bambino alla continua ricerca compulsiva di un affetto paterno che di fatto gli è sempre stato negato. Ma noi, a questo punto, dobbiamo pensare solo al dono che ci ha lasciato, alla sorgente della felicità che sgorga dalle sue note. Anche i più grandi musicisti non sanno spiegare bene chi e come lui veramente fosse. Meglio a questo punto è riprendere ciò che il Maestro Riccardo Muti dà dell’immagine di Mozart: “non so se lui era un personaggio che sapeva vedere ben oltre i confini astratti, ma quello che so è che le sue opere infondono la felicità e fanno sentire i nostri cuori un po’ più leggeri…”. Grazie Mozart, per quanto ci hai donato, a nome dell’intera umanità.

 

 

 

Augusto Palmieri IV G